Le controversie con la matrice
Capitolo 5° : Le controversie con la matrice
(Gianfranco Radice - La Parrocchia Milanese di Ronchetto, Ronchettino e Ronchettone
voluta da San Carlo e matrice in Gratosoglio di Santa Maria Madre della Chiesa - Milano 1985)
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L'impulso, ricevuto dalla visita pastorale del card. Federico Borromeo, infervorò sicuramente i ronchettesi a completare la costruzione della chiesa, della sacrestia e del campanile. La peste, così ben descritta dal Manzoni ne I promessi sposi, al seguito degli invasori, fece strage dei lombardi e, in particolare, dei milanesi. Terminata la falcidie di questo flagello si fece il conto dei superstiti. Di Tre Ronchetti rimane un utile «Quinternetto delli Capi di casa della parochia di Santo Pietro delle Tre Roncheti P.Ticin. di Milano - 1630», dal quale si apprende che la parrocchia comprendeva 34 case più la canonica, di cui alcune appartenenti a monasteri e ad opere pie, quali Santa Croce, Santa Corona, Ospedale Maggiore, S. Pietro in Gessate, altre a nobili milanesi, quali i Visconti, gli Arconati, i Borromeo, i Trotti, i D'Adda, altre ancora a possidenti cittadini e poche a residenti, tutte come alloggi dei contadini o «brazanti» o «bergamini» o «folladori» o «pescadori», ospitati per coltivare ed irrigare le terre di proprietari lontani. Tra i braccianti capifamiglia sono ben 24 donne, probabilmente vedove, che dovevano pensare ai figli, a dimostrare le conseguenze dolorose dei conflitti e della peste, che obbligavano le madri, rimaste sole, ai duri lavori degli uomini. «..sicome l'anno 1635 essendo morta Ambrosina Silva sorella del quondam Gerolamo, il Priore et Scuolari della Ven. da Scuola del Santissimo Sacramento eretta nella Chiesa Parochiale di S.Pietro del Luogo di Ronchetti Corpi Santi di Milano, come herede detta Scuola del sudetto quondam Gerolamo Silva prese il possesso de beni da questo lasciati nella sua heredità, fra' quali vi era una Casa consistente in dieci luoghi, uno de quali da detta Scuola dopo preso il possesso, cioè quello vicino al forno verso la strada, fu gettato a Terra per servirsi del Materiale per fare la Sacrastia a detta Chiesa, et del sito di detto luogo gettato a Terra, come sopra, la medema Scuola se ne valsa per fare un horto qual si ha poi incorporato con altri horti di detta Chiesa..». Dopo ogni calamità gli uomini trovano per le imperscrutabili vie della Provvidenza la forza della ripresa ed anche Tre Ronchetti riprese a vivere in modo ordinario e ad assaporare il miglioramento progressivo delle sue condizioni economiche. Si costituì allora la «Compagnia della Carità dei vivi et Deffonti», anticipazione delle Conferenze di San Vincenzo de Paoli, ideata e regolata anch'essa da San Carlo e auspicata in ogni parrocchia per soccorrere i poveri e per confortarli con le visite nei loro tuguri e con l'elargizione generosa degli aiuti più necessari: «..nel luogo, che sarà deputato, (la confraternita della Carità si radunerà la prima domenica del mese), per trattare insieme in charità delli bisogni spirituali e temporali de gli habitanti nella parochia e del modo e via di provedervi.. Procurino anco li Visitatori elemosine et ogn'altra sorte d'aiuto alli bisognosi della parochia.. Alli poveri infermi oltre il vivere provedano anco di medicine..». Nella ricorrenza del primo centenario della costituzione della parrocchia si decise, forse, di costruire a spese della Confraternita della Carità, la quarta dopo quelle della Dottrina Cristiana, del SS. Sacramento e del S. Rosario, l'altare di San Michele, l'angelo della giustizia e della misericordia di Dio, a difesa degli uomini, e si commise ad artisti innominati la fattura dell'altare e dell «iconia» o quadro dell'Arcangelo. Compiuti i lavori, nel 1670, il parroco, D. Giuseppe Bozzo, chiese al competente ufficio curiale la benedizione dell'altare e di poter portare in processione per le vie della parrocchia, appena per quella volta, l'«iconia» di San Michele: «Giuseppe Bozzo, Curato della Chiesa di S. Pietro di Ronchetto ne Corpi Santi - Porta Ticinese, fedele servo di Vostra Signoria Reverendissima havendo procurato sii construtto un Altare di nuovo che mancava in detta Chiesa et dipinta l'Iconia di S. Michele per erigere la Compagnia della Carità de vivi, et Deffonti, con facoltà già hauta dall'Em.mo Sig. Cardinale Litta Arcivescovo et essendo perfezionato in tutto resta solo per la Benedizione di detto Altare et Iconia, quale si dessidera portar in processione et non potendosi celebrare la Santa Messa, se prima non sii fatta la detta Benedizione del Altare et Iconia per ciò Supplica humilmente Vostra Signoria Illustrissima volere ordinare chi più li parerà per Benedire detto Altare et Iconia acciò si possa celebrare la Santa Messa per avere il Culto del Signore Iddio presso li fedeli, et dare licenza che per questa volta sola si facci la processione con detta Icconia, il che spera etc.». Questa cappella di S. Michele, a cui poi verrà aggiunta la raffigurazione plastica del Purgatorio, fu sicuramente preceduta da quella della Madonna del Santo Rosario, antecedente anche alla sacrestia, e per la quale s'intensificò la devozione mariana, tanto che il quinto parroco, D. Benedetto Tosi, la arricchì di un suo lascito testamentario, confermato dagli eredi, per la celebrazione settimanale in perpetuo di due messe a quell'altare della Vergine. «Ill.mi Sig.ri - Fanno Fede io in funzione di Regio Cancelliere dell'Ill.mo Magistrato Ordinario dello Stato di Milano, sicome in nome di... fillatori, o siano fabricatori di papiro, e carta nel luogo di Ronchetto entro de Corpi Santi di Porta Ticinese di questa Città, è stata data nelli miei atti la debita sigurtà alla forma della grida publicata per l'estrattione di strazzi ad istanza di..». Appendice di queste cose serie fu la lite non edificante e alla nostra sensibilità non accettabile con la chiesa matrice di S. Lorenzo, dura a comprendere le condizioni economiche difficili delle parrocchie filiali di Tre Ronchetti e della Barona, con corsi e ricorsi alle curie milanese e romana, per il rispetto dei privilegi ottenuti nel distacco di queste comunità, quali l'offerta annua di candele, di prelazione nella chiamata per funzioni solenni dei suoi sacerdoti, soprattutto, per la festa patronale. «1738, a 20 Aprile - Per il tenore della presente, quale vogliono le infrascritte parti abbia forza come se fosse publico e giurato instrumento con le dovute solennità e clausole requisite le infrascritte parti cioè il M.R. Sig. Carlo Gaspare Pozzo presentaneo Paroco del luogo di Roncheto dentro de Corpi Santi, e li infrascritti homini del Comune, o sia vicinanza del sodetto luogo di Ronchetto, anche come offiziali, e deputati del SS.mo Rosario, e Sacramento della Chiesa Parochiale dello stesso luogo hanno convenuto, e convengono, che detto Sig. Curato tanto à nome proprio, come à nome di detti infrascritti homini e come sopra debba promovere la lite in questa Curia Arcivescovile di Milano, e avvanti qualunque Giudice delegato ò altro Tribunale secondo porterà il bisogno contro il M.R. Capitolo di S. Lorenzo Maggiore di questa Città pure di Milano ad effetto venga deciso non competere la raggione à detto V. Capitolo, ò sia Preosto, e Canonici di S. Lorenzo soddetto di fare le fontioni in detta Chiesa Parochiale nel giorno solenne, e Titolo di S. Pietro, ò sia qualunque altra fonzione, quando queste si facino con soli sette Sacerdoti compreso il Paroco giusta la dispositione, ò sia fondatione di detta Chiesa Parochiale attribuendo allo stesso Sig. Curato ogni facoltà di comparire à qualunque atto necessario farsi per il proseguimento, et terminatione totale di detta Causa, anche se si esiggesse la presenza de medemi homini come sopra con promessa di attendere, e osservare tutto ciò per detto effetto sarà operato dal medesimo Sig. Curato per maggior vallidità de presente si sono sottoscritti. Item io p. Carlo Pozzi Parocho di Ronchetto ne Corpi Santi intendo ed affermo quanto sopra Il summum jus o il diritto applicato alle estreme conseguenze, invocato dai ronchettesi, per cui il vicario generale di Milano intimò per quell'anno al clero della matrice di astenersi dall'andare alla festa patronale di S. Pietro, e la summa injuria o convinzione del prevosto e del capitolo di S. Lorenzo di subire un'ingiustizia provocarono l'acuirsi del contrasto. 1738 a 15 Giugno in Gratosoglio - Attestiamo Noi infrascritti Religiosi nel Convento di S. Barnaba del Terz'ordine di S. Francesco che con nostro giuramento sì come la verità fu et é che la Festa Titolare de Santi Pietro e Paolo nella Chiesa Parochiale di detti Santi del luogo di Ronchetto dentro de Corpi Santi della Città di Milano è stata celebrata con intervento di quantità di Sacerdoti eccedenti il numero sette ogn'anno da molto tempo à questa parte, e ciò lo deponiamo per essere stati per molti anni invitati, e intervenuti à detta fonzione..» e il parroco e il cappellano di Quinto Sole: «1738 a 15 Giugno in Quinto Solo Pieve di S. Donato - Attesto io infrascritto anche con mio giuramento pronto, sì come la verità fu, et è che la Festa Titolare de Santi Pietro e Paolo nella Chiesa Parochiale di detti Santi del luogo di Ronchetti dentro de Corpi Santi della Città di Milano è stata celebrata con intervento di quantità di Sacerdoti eccedente il numero di sette ogni anno, e ciò lo depongo, perché sono sino d'avanti all'anno 1713 questa parte stato invitato, intervenuto à detta fontione fuori che l'anno 1728 e 29 e 1730, ne' quali anni sono mancato. Ben è vero d'avere io da molti udito, che detta Festa si sij anche in detti anni fatta con l'intervento di più di sette sacerdoti..» Il prevosto di S. Lorenzo, D. Antonio Valmagini, ricevuta l'inibizione di partecipare alla festa dei Tre Ronchetti, radunò il Capitolo e confortato dai canonici decise di intervenire ugualmente a quella patronale, perché il precetto curiale era Lesivo del possesso del medesmo Ven. Capitolo. «Ill.mo R.mo Sig.re - Nonostante le ben giuste, e degne provisioni di V.S. Ill.ma e Rev.ma li Sig.ri Canonici, e Preosto di S. Lorenzo hanno a viva forza con gravissimo pericolo di scandalo attentato il Canto della Messa, e ciò fuori del solito Capitolarmente con almuzia, bugia, ed altre insegne mai praticate nella Chiesa Parochiale di Ronchetto il giorno Ieri scorso di S. Pietro, e cossi contravenuto alli Superiori Ordini della medema et incorsi nella penalità ne suoi decreti emanati.. Umilmente supplicano in primo luogo ordinar al Sig. Avvocato Fiscale di quella Curia, che agisca contro detti ss.ri Aversanti per la penalità ne suoi decreti comminata attesa la detta contravvenzione riuscita in tutta Milano presso tutti scandalosa, et al Sig. Bernascono coadiutore civile che riceva nissun atto d'appellazione se non d'ordine speciale scritto di V.S. Ill.ma e R.ma, e se non sentite le parti..» La lite, quindi, divampò: si richiesero alle parti la narrazione scritta e testimoniata del fatto. Furono presentate due versioni: una per S. Lorenzo alquanto addomesticata e l'altra indignata dei ronchettesi. Non vi fu possibilità di compromesso, per cui ci si appellò a Roma, provocando un breve di Clemente XII, in data 21 maggio 1739, che rimandava la causa a Milano, eleggendo come giudice arbitro mons. Francesco Maria Rivolta, dottore in utriusque jure, parroco della chiesa cittadina di S. Pietro alla Vigna. Urgendo poi la patronale di S. Pietro, per il 1739, affrettarono i nobili, possidenti di terreni ai Tre Ronchetti, i conti Giovanni Benedetto Borromeo Arese, Giuseppe Arconati Visconti, Gaetano Aliprandi a chiedere e ad ottenere la sospensione di ogni solennità per quella festa e di conseguenza l'inibizione a quei di S. Lorenzo di ripetere lo scandalo dell'anno prima, petizione ripetuta per il 1740. «..viene proposto, e stabilito che nell'anno corrente ( 1741 ) dalli detti R.do Parocho, ed Uomini si facci solennizare la Festa dei SS. Pietro e Paolo, precedendo l'invito per il canto della Messa e Vesperi del Sig. Preposto di S.to Lorenzo, o lui impedito l'altro del Ven.do suo Capitolo in seguito di che la chiesa di Roncheto, ed i detti R.do Parocho, ed Uomini, ò chiunque altro vi abbi interesse restino esenti, e liberati di fatto da qualsiasi soggezione, che possa pretendere la chiesa di S. Lorenzo come Matrice mediante donativo da farsi una volta tanto alla Chiesa sodetta Collegiata di S. Lorenzo ad arbitrio dell'Ill.mo Sig. Marchese don Teodoro Alessandro Trivulzio salvo però sempre che da quel R.do Curato, e Popolo di Ronchetto debba continuare l'annua prestazione della libra di cera, sin ora contribuita alla detta chiesa, e Capitolo di S. Lorenzo, e che in oltre s'intenda unicamente riservata alla d.a chiesa di S. Lorenzo la raggione del Funerale ed Ufficio, che si celebreranno immediatamente alla morte dei RR. Parochi di Ronchetto..». Il marchese Trivulzio, dopo che il presule ambrosiano, ottenuti gli indulti per decidere da Roma, a cui i contendenti si erano appellati, approvò, il 24 novembre 1741, l'accordo, precisò il donativo: 1741 a dì 23 dicembre - In virtù dell'arbitrio à me concesso da soprascritti Sig.ri Preposto, e Canonici delegati dal Ven.do Capitolo di S. . Lorenzo, e Curato, e Ferdinando Cadamo come Procuratore di Ronchetto, dichiaro, che il donativo da farsi dal Sig. Curato, ed Uomini di Ronchetto alla Chiesa Prepositurale di S. Lorenzo debba consistere in una pianeta, piviale, e due dalmatiche con velo di calice di drappo di seta cremisi tessuto à oro con guarnizioni d'oro in tutta simile al drappo, e guarnizione del pallio pure cremisi tessuto à oro ultimamente fatto à spesa della Ven.da Fabrica di S. Lorenzo per l'Altare maggiore secondo resta riconosciuto, ed accordato dalle Parti. Il 30 dicembre 1741, la transazione fu trascritta dal notaio arcivescovile Antonio Pietro Rusca, mentre i ronchettesi si davano da fare per raccogliere le duemila lire imperiali occorrenti per onorare il loro impegno. |
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